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+ Cenni storici su
Castel Trosino
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Castel Trosino è uno dei più bei luoghi posti nelle
zone limitrofe di Ascoli Piceno.
E' un piccolo borgo di origini medioevali che
racchiude in sé una serie importante di "valenze" di
ordine storico, architettonico, culturale e
ambientale.
Questo sito é stato da sempre collocato in una zona
importante che conduce dai valichi Appennini al mare
Adriatico. E' infatti opinione diffusa che proprio
su questa direttrice passasse l'originale strada
consolare Salaria (le strade consolari romane
infatti non passavano mai nei fondovalle, ma sempre
sui crinali dei rilievi), non sappiamo se ciò
corrisponda a verità, certo é però che attraverso
questo importante borgo vi era una direttrice che
collegava con l'area sud dell'Umbria, una direttrice
molto usata nei tempi romani e alto medievali.
Il piccolo borgo si trova sopra uno scoglio di
travertino (materiale principe della zona) a mo' di
dirupo sulla valle del Castellano.
L'origine del nome
L'origine del nome é discussa tra gli storici
ascolani. Un primo gruppo di studiosi ritiene che il
nome derivi da Suinum (nome antico del torrente
castellano), quindi "trans-suinum" e "trosino" alla
quale pare si sia aggiunto poi il termine
"castello".
Una seconda ipotesi individua il nome più
semplicemente legato a Castel Rosino essendo la
rocca dominata dal vicino monte di Rosara, la stessa
ipotesi quindi ipotizza che alla parola rosino sia
stata aggiunta una "T" iniziale (cosa tipica di
molte parole ascolane in dialetto come "rosmarino"
in "'trsmarì") e sia venuto fuori questo nome.
L'origine del borgo
Non ci é dato sapere quale sia la vera origine del
borgo. Una cosa però è certa, data la sua
invidiabile posizione geografica e strategica é
possibile che questo sperone di roccia sia stato
abitato sin da tempi antichissimi.
Alcuni ritrovamenti come resti di ossa di animali,
punte di frecce, raschiatoi di silice provano che in
quest'area vi siano stati abitatori sin dal periodo
neolitico.
Se ciò é vero, e lo crediamo, possiamo intuire che
il centro abbia prosperato anche nel periodo romano,
anche e soprattutto perché la strada che collegava
Castel Trosino ad Ascoli era un importante
collegamento tra i passi appenninici e l'Adriatico.
Non sappiamo quale tipo di insediamento esistesse in
questo periodo ma presupponiamo che vi fossero
edifici di abitazione e forse qualche edificio
votivo (tempio).
Un’ulteriore prova a conferma della presenza romana
nel luogo è data dalla presenza delle storiche
"acque salmacine". Un tipo di acqua gradatamente
sulfurea che sgorga da una “polla” proprio sotto la
rupe di Castel Trosino.
Quest’acqua, così come quella vicina di carattere
"ferrigno", era portata al vicino centro di Asculum
attraverso degli acquedotti, le cui tracce sono
state riscontrate anche in tempi recenti.
I romani, che erano attenti conoscitori del
territorio, sfruttavano quasi sempre tutte le
caratteristiche qualitative dei siti e le
utilizzavano.
L'acqua di Castel Trosino entrava infatti ad Ascoli
(si ricorda un antico acquedotto che superava la
Porta Cartara) e attraverso poi un acquedotto urbano
giungeva sino all'area delle terme, quella
dell'attuale campo Squarcia con la Fortezza
Malatestiana.
Esiste un'altra prova di questa presenza, ed é
legata alle cave di travertino. Gran parte del
travertino ascolano proveniva infatti da questi siti
(Castel Trosino, San Marco, Rosara) e i romani
avevano qui grandi ed importanti cave.
Una presenza forte dunque quella dei romani
nell'area di Castel Trosino.
Castel Trosino nel medioevo
L'importanza di questo centro aumentò nel periodo
medievale, anche se é certo che sin dalla caduta
dell'Impero romano moltissimi ascolani
raggiungessero i luoghi collinari vicini ad Ascoli
per insediarvisi, in quanto luoghi più sicuri e
riparati dalle scorribande delle popolazioni
barbariche.
Conosciamo infatti che Castel Trosino era uno dei
primi quattro castelli a "presidio" di Ascoli (gli
altri tre erano: rocca di Morro, castel di Venarotta
e un ultimo castello sul torrente Bretta). Quattro
castelli posti a mo' di quadrilatero a difesa di
Ascoli sulle quattro importanti direttrici di
accesso alla città: castel di Venarotta sulla
direttrice umbra e maceratese, castel di Morro sulla
strada salaria che proveniva dal mare, il castello
sul Bretta sulla strada che proveniva da Offida e
infine Castel Trosino dai citati valichi
appenninici, su uno dei tracciati della Salaria.
Quando infatti dopo diversi tentativi di invasione
il re longobardo Faroaldo (578 d.c.) prima di
conquistare e distruggere Ascoli conquistò proprio i
due forti di Castel Trosino e rocca di Morro.
Dopo questa conquista così come avvenne ad Ascoli
(l'area alto medievale longobarda e franca era
infatti quella intorno al triangolo delle chiese di
San Giacomo, S. Pietro in Castello, S. Maria inter
Vineas, con centro in S.S. Vincenzo e Anastasio) i
longobardi si insediarono in questo luogo e vi
prosperarono per diversi secoli. La prova
inconfutabile di ciò si ha proprio nella
preziosissima ed importantissima "necropoli
barbarica" scoperta nell'area della chiesa di S.
Stefano.
Fu proprio in questo momento sino ad i primi secoli
dopo l'anno mille che il piccolo borgo assunse
l'aspetto attuale, forse in seguito lievemente
modificato.
Il borgo prosperò e la sua storia continuò
probabilmente ad essere legata alle importanti
"valenze ambientali" dell'intorno: il torrente,
l'acqua particolare, le cave, le selve (boschi).
La storia recente
Il ruolo di questo borgo è stato sempre parte
essenziale della storia di Ascoli, collegata alla
città da sempre ne ha costantemente subito gli
influssi.
Alcuni elementi essenziali dei periodi recenti fanno
registrare il ruolo del borgo ai tempi dello Stato
Pontificio.
Castel Trosino infatti fu per diversi periodi
storici luogo vicino al confine tra lo Stato
Pontificio e il regno di Napoli, fu poi interessato
per lunghi secoli alle scorribande dei briganti per
divenire oggi riferimento
storico-culturale-paesistico.
Il Piccolo Borgo ha visto in tempi recenti una
rinascita ed una forte valorizzazione ad opera degli
abitanti del luogo, che hanno promosso interessanti
manifestazioni culturali e folcloristiche di forte
richiamo per il turismo in particolare estivo.
Castel Trosino è infatti stato tra i primi Borghi
Medievali a rievocare feste conviviali in cui le
usanze e le attività tipiche del Medioevo vengono
fatte rivivere all’interno delle vie del centro con
spettacoli e personaggi tipici: saltimbanchi,
giocolieri, mangiafuoco, attori ed altro anch'essi
con chiara matrice medievale.
Il fiume
Come già detto, il fiume fu elemento essenziale
della vita locale, oltre alla difesa esso ha da
sempre fornito un tipo di acqua, quella "salmacina"
che sgorga ancora oggi da alcune "polle" poste sotto
la rupe.
Questo tipo di acqua é lievemente sulfurea (non come
quella di Acquasanta Terme), la sua temperatura é
abbastanza elevata (15° circa) e l'origine é proprio
sul versante del colle di Rosara che di fatto si
trova sul prolungamento del versante montuoso dell'acquasantano.
Poco distante dalla prima polla, collocata sul
versante del colle San Marco esiste una seconda
sorgente di acqua a grosso contenuto di sale
minerale del ferro ("ferrigna"), infatti la zona é
completamente colorata di tonalità del rosso
ruggine. Tale acqua ha anche altri contenuti di sali
minerali e componenti quali l'arsenico (in dosi
molto modeste), ciò la rende particolarmente
indicata per alcuni tipi di malattie. Queste acque,
oggi non sfruttate, lo erano invece nel passato.
Infatti proprio in rapporto alle particolari qualità
curative era sorto sul versante sud del monte di
Rosara l'eremo di San Giorgio ai Graniti, uno
splendido monastero utilizzato sin dall'antichità
come lazzaretto e luogo che ospitava i malati. Oltre
alla presenza di queste interessanti tipologie di
acque esiste la grande valenza ambientale e
qualitativa del torrente Castellano con le sue acque
pulite (oggi fermate a monte dalla diga di
Talvacchia), usate ancora oggi per la balneazione.
Più a valle, verso Ascoli furono realizzate nel
1525, ad opera di Cola dell'Amatrice, delle 'prese
d'acqua" per la Cartiera papale di Porta Cartara.
Il sistema ambientale e architettonico
Il sistema ambientale e architettonico é di grosso
valore, a nord della rupe vi é il Monte di Rosara
con le antiche cave romane dalle quali si estraeva
un travertino molto bello dalle particolari venature
rosa. Di ciò oggi é rimasto un insieme di scogli di
travertino che hanno assunto un colore
marrone-grigiastro all'interno di un "pregevole"
bosco di querce.
All'interno di questo sistema spunta l'interessante
(già citato) eremo di San Giorgio ai Graniti,
originario dell'XI° secolo con aggiunte del XIV° e
XV° secolo oggi abbandonato e ridotto ad un cumulo
di rovine, assalito dai ladri che dopo averlo
spogliato stanno portando via pezzi architettonici
di travertino e stanno spogliando persino l'antico
colonnato sud visibile dalla rupe del castello.
Il nobile interno a causa di una struttura
proprietaria complessa (posseduto da quattro
famiglie per un totale di circa trenta eredi), é
stato utilizzato negli ultimi anni addirittura come
stalla per maiali.
Dall'eremo, attraverso un viottolo si giungeva sino
al Castellano e sempre attraverso questo percorso si
risaliva in quota la preziosa acqua curativa.
Sul versante sud, all'interno di un sistema
ambientale anch'esso di grande pregio formato da
boschi di faggeti e querceti esiste l'antica "strada
delle cave", un percorso di grande interesse
ambientale e archeologico-industriale.
Infatti lungo questa strada una dietro l'altra sono
presenti sino al colle San Marco tutte le cave
storiche dalle quali, insieme a quelle di colle San
Marco é stata estratta gran parte del travertino con
il quale é stata costruita Ascoli.
Una strada questa ancora oggi percorsa e che
andrebbe sicuramente valorizzata.
Il borgo medievale
Il piccolo borgo del castello vero e proprio é
organizzato attorno ad una via centrale che penetra
all'interno sino alla piazzetta principale posta
dinanzi alla chiesa dedicata oggi a San Lorenzo
Martire. Dalla stradella principale si diramano
verso il bordo del dirupo delle stradelle
secondarie.
Il borgo è raggiungibile solo attraverso una entrata
posta sul fronte strada, sul quale si notano delle
antiche mura (sopra le quali sono poi sorte delle
abitazioni) e una porta d'accesso.
All'interno si nota un assetto tipicamente
medievale: case di piccole dimensioni addossate le
une alle altre, strade, sottopassi portoncini, il
tutto realizzato con la mirabile pietra ascolana: il
travertino.
Questa situazione architettonica e ambientale ci fa
fare un salto nel passato e ci riporta ad un tempo
lontano che non sembra essere passato affatto
attraverso questo luogo.
Quello che è infatti estremamente caratteristico é
che il luogo é stato trasformato pochissimo ed ha
mantenuto quasi invariati alcuni aspetti medievali,
tanto da essere usato oggi ancora per manifestazioni
folcloristico-culturali estremamente
caratteristiche: le feste medievali agostane e il
presepe vivente. Tra le costruzioni la più
caratteristica é la casa detta "della regina" o
"palazzo del re Manfrì", una piccolissima casa di
tipico assetto medievale che di palazzo ha solo il
nome, essendo di limitatissime dimensioni (circa 4/5
metri di fronte e alta non più di 5 metri). Questo
casa è forse il più antico insediamento tardo
medievale presente nella zona di Ascoli e rimasta
pressoché immutata sia nelle dimensioni che nella
struttura. Si possono infatti notare i due livelli:
il piano terra utilizzato come luogo di lavoro
dell'antichissimo artigiano che vi lavorava e il
primo livello formato da un grande stanzone dove
viveva tutta la famiglia. Ciò che rende
particolarmente ricco questa struttura é la loggetta
esterna non usuale per le semplici case medievali.
In definitiva questa piccola casa é un gioiello di
particolare interesse resa ancora più ammirevole
dalla presenza dei materiali originali.
E' probabile che in antichità il borgo sia stato più
ampio di quello attuale, ma frane antiche e recenti,
crolli e terremoti lo hanno forse relegato alle
dimensioni attuali. La prova di queste antiche e
forse più ampie dimensioni é data da interessanti
ritrovamenti effettuati al di sotto della rupe;
lavorando i terrei vennero infatti rinvenute tombe
arcaiche con rozzi oggetti (vasi), fibule bronzee,
armille di filo di rame e altri ornamenti.
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