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+ I Percorsi, la sorgente, la fornace
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L’intervento promosso dal CEA di Castel Trosino ha
riguardato un’area naturalistica di notevole
importanza, che si snoda lungo le sponde del piccolo
lago artificiale di Casette (di proprietà dell’ENEL)
e del torrente Castellano a monte di questo.
Fin dall’antichità lungo queste sponde sgorgavano
dalla roccia piccole sorgenti di acqua detta”salmacina”,
perché ricca di zolfo, le cui proprietà benefiche e
curative erano già note ai Romani. Tali sorgenti nei
secoli passati furono sfruttate ampliamente, regimentate con delle fonti e dei bacini di raccolta
per consentire ai bisognosi di usufruire delle
qualità curative di quelle acque.
Le piene del Castellano col tempo finirono per
distruggere tali sistemazioni, ma la presenza delle
sorgenti di acqua “salmacina” è rimasta nella
memoria degli abitanti di Castel Trosino (le cui
donne scendevano giornalmente al fiume per svolgere
il loro lavoro di lavandaie per conto della gente di
città).
La valorizzazione del parco ambientale ha puntato
sulla valorizzazione dei questa ricchezza naturale,
riscoprendo e rendendo percorribili in sicurezza dei
percorsi che dalla diga di Casette costeggiano il
bacino sul lato ovest, fino ad arrivare alla zona
della antica fornace di mattoni e di calce.
Pannelli educativi lungo tutto il percorso e nei
punti più significativi di questo, illustrano il
paesaggio, la storia, l’ambiente, la flora e la
fauna caratteristici di questa zona.
Una prima sosta, al lato del lago, è suggerita dal
punto di avvistamento, in cui adulti e
bambini sono invitati ad osservare - nascosti da una
“cortina” di tronchi tagliati a metà - gli aironi, i
pesci, o gli altri animali che popolano l’ambiente
fluviale e lacustre.
Un attraversamento del fiume, a metà percorso,
consente di proseguire sulla sponda est, e di
raggiungere le sorgenti, da cui continua a
sgorgare abbondante acqua sulfurea. In
corrispondenza della sorgente maggiore è stata
creato un bacino di raccolta con sistemazioni
naturalistiche e perfettamente integrate
nell’ambiente, in cui poter sostare e godere delle
proprietà dell’acqua “salmacina”.
Il percorso, sul lato ovest del Torrente Castellano,
si conclude là dove fino agli anni ’50 era ancora
perfettamente funzionante una tradizionale fornace
intermittente di calce e mattoni. Prima
dell’intervento la fornace ed il piccolo ricovero in
pietra degli operai ad essa annesso, si trovavano in
condizioni di estremo degrado ed abbandono. Le
strutture erano al limite del crollo, ed invase
dalla vegetazione infestante. Il restauro ha salvato
dal crollo e riportato alla luce questo piccolo
esempio di archeologia industriale. Al lato del
ricovero, in cui sono stati ritrovate suppellettili
utilizzate dai lavoratori della fornace ed anche
curiose pianelle di cotto disegnate, è riemersa la
“fossa di spegnimento” della calce.
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